20) Nietzsche. Casta sacerdotale e casta aristocratica .
Per l'illuminismo settecentesco la contrapposizione era fra il
prete e il filosofo. In Nietzsche il primo termine della
contrapposizione rimane sempre il prete, ma il secondo diventa chi
impersona lo spirito aristocratico. Comunque molti dei temi
illuministi sono qui presenti, a partire dal giudizio sugli ebrei
e sui loro discepoli, i cristiani, da cui  partita la rivolta
degli schiavi nella morale.
F. Nietzsche, Genealogia della morale (vedi manuale pagine 186-
191).

 Si sar gi indovinato con quanta facilit la maniera sacerdotale
di valutazione pu distaccarsi da quella cavalleresco-
aristocratica e svilupparsi ulteriormente fino a diventarne
l'antitesi; alla quale cosa verr dato un particolare impulso ogni
qual volta la casta sacerdotale e quella guerriera entreranno per
gelosia in contrasto tra loro e non vorranno reciprocamente
accordarsi intorno all'estimazione. I giudizi di valore
cavalleresco-aristocratici presuppongono una poderosa costituzione
fisica, una salute fiorente, ricca, spumeggiante, al punto da
traboccare, e con essa quel che ne condiziona la conservazione,
cio guerra, avventura, caccia, danza, giostre, nonch, in
generale, tutto quanto implica un agire forte, libero, gioioso. La
maniera sacerdotalmente aristocratica di valutazione - l'abbiamo
gi visto - ha presupposti diversi: quando c' di mezzo la guerra,
le cose si mettono piuttosto male per essa! I sacerdoti, come 
noto, sono i nemici pi malvagi - e perch mai? Perch sono i pi
impotenti. E' a causa dell'impotenza che l'odio cresce in loro
fino ad assumere proporzioni mostruose e sinistre, le pi
intellettuali e venefiche. I massimi odiatori nella storia del
mondo sono sempre stati i preti, e sono stati pure gli odiatori
pi geniali - in confronto alla genialit della vendetta
sacerdotale, ogni altra genialit pu a stento essere presa in
considerazione. La storia umana sarebbe una cosa veramente troppo
stupida senza lo spirito che da parte degli impotenti  venuto in
essa - prendiamo subito il pi grosso esempio. Tutto quanto 
stato fatto sulla terra contro i nobili, i potenti, i
signori, i depositari del potere non merita una parola in
confronto a ci che contro costoro hanno fatto gli Ebrei; gli
Ebrei, quel popolo sacerdotale che ha saputo infine prendersi
soddisfazione dei propri nemici e dominatori unicamente attraverso
una radicale trasvalutazione dei loro valori, dunque attraverso un
atto improntato alla pi spirituale vendetta. Questo soltanto si
conveniva appunto a un popolo sacerdotale, a un popolo dalla pi
compressa avidit di vendetta sacerdotale. Sono stati gli Ebrei ad
avere osato, con una terrificante consequenzialit, stringendolo
ben saldo con i denti dell'odio pi abissale (l'odio
dell'impotenza), il rovesciamento dell'aristocratica equazione di
valore (buono = nobile = potente = bello = felice = caro agli
di), ovverossia i miserabili soltanto sono i buoni; solo i
poveri, gl'impotenti, gli umili sono i buoni, i sofferenti, gli
indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti, gli
unici uomini pii, per i quali soli esiste una beatitudine - mentre
invece voi, voi nobili e potenti, siete per l'eternit i malvagi,
i crudeli, i lascivi, gl'insaziati, gli empi, e sarete anche
eternamente gli sciagurati, i maledetti e i dannati!... Sappiamo
chi ha raccolto l'eredit di questa trasvalutazione giudaica...
Riguardo alla mostruosa e smisuratamente funesta iniziativa che
gli Ebrei hanno assunto con questa dichiarazione di guerra, la pi
radicale di tutte, ricordo quanto ebbi a scrivere ad altro
proposito (Al di l del bene e del male, pagina 118) - che ha
inizio cio con gli Ebrei la rivolta degli schiavi nella morale,
quella rivolta che ha alle sue spalle una storia bimillenaria e
che oggi non abbiamo pi sotto gli occhi per il semplice fatto che
-  stata vittoriosa...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
venticinquesimo, pagine 341-342.
